Gestioni Condominiali

Obbligo di Pos, riguarda anche l’amministratore?

Obbligo di Pos, riguarda anche l’amministratore?

Nel 2018 diventano perentorie alcune disposizioni riferite ai pagamenti elettronici, (Obbligo di Pos) disposizioni che, in realtà, erano già state previste molti anni fa ma che potrebbero dare luogo ad effettive sanzioni solo durante il corso di quest’anno. Infatti, era la legge 221 del 2012 a stabilire, all’articolo 15 quarto comma, come “A decorrere dal 1° gennaio 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito”. Quindi, le disposizioni del 2014 già prevedevano l’obbligo di dotarsi di POS per tutti coloro che esercitavano un’attività di vendita di beni, o di prestazione di servizi, originariamente per quanto riguardava i bancomat, cioè le così dette carte di debito collegate ad un conto corrente bancario. A partire dal 2016 l’obbligo ha iniziato a riguardare anche le carte di credito, e sono stati eliminati i limiti minimi legati al pagamento. Infatti, originariamente i commercianti sarebbero stati obbligati ad accettare il pagamento elettronico per cifre superiori ai 30 euro, mentre il limite minimo oggi è stato indicato come cinque euro e, in alcuni casi, i limiti sono stati eliminati del tutto. Questo significa che, quindi, i commercianti sarebbero non solo obbligati ad avere un POS tra le proprie dotazioni, ma dovrebbero anche accettare, tranne nel caso in cui si presentino delle effettive difficoltà tecniche, i pagamenti, anche minimi, effettuati con le carte. Tale obbligo potrebbe riguardare anche ciascun amministratore di condominio a Milano? Sicuramente questo è un punto che ci occuperemo di chiarire. Sanzioni e previsioni legislative Le disposizioni di legge, seppure molto convincenti, non prevedevano la presenza di particolari sanzioni per chi non si fosse adeguato all’obbligo di avere, e di utilizzare, il POS, ma la Legge di Bilancio del 2018 ha previsto, con un emendamento, la possibilità da parte delle Autorità di sanzionare chi non si adegui a quest’obbligo, arrivando alla possibilità di far pagare fino a 30 euro per ogni violazione. Questo è stato previsto allo scopo di rendere sicuramente più effettive le disposizioni di legge che, senza una sanzione, potevano sembrare non così obbligatorie. Un commerciante, quindi, potrebbe incorrere nel pagamento di 30 euro nel caso in cui, senza una motivazione...

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Gruppi di WhatsApp tra condomini, perché dire di no

Gruppi di WhatsApp tra condomini, perché dire di no

Negli ultimi anni la tecnologia è entrata certamente a far parte della vita di tutti i giorni e in tanti contano su di essa allo scopo anche solo di organizzare le proprie giornate. Tuttavia, la presenza di strumenti come Facebook oppure WhatsApp se, da un lato, ha reso molto più veloci le comunicazioni, e più snelli i rapporti tra le persone in determinate circostanze, ha anche portato ad una esacerbazione delle dispute che, un tempo, si potevano concludere con degli incontri “dal vivo” oppure con l’invio di una lettera. Questo accade anche all’interno dei condomini. Se, infatti, la possibilità di svolgere delle riunioni di condominio a distanza è stata ormai accettata, noi dello Studio Bassi ci ritroviamo spesso a dover consigliare condomini scontenti e in “rotta” con gli altri abitanti di un palazzo, magari per vicende che potevano essere tranquillamente risolte. Per questo motivo sarebbe bene esaminare i motivi per i quali sorgono i gruppi di WhatsApp tra i condomini, e anche le ragioni per le quali sarebbe meglio dire di no all’utilizzo di questo strumento per la gestione dei rapporti tra chi abiti nello stesso palazzo. Perché nascono i gruppi di WhatsApp tra condomini? Il motivo per il quale i gruppi di WhatsApp tra condomini nascono è, in primo luogo, di ordine soprattutto pratico. Infatti, in molti casi i condomini possono comunicare tra di loro anche non dovendosi incontrare e non dovendo attendere una riunione di condominio per discutere le vicende relative al palazzo. Come accade, quindi, per altre situazioni, in tanti casi l’intento inziale della creazione di un gruppo su WhatsApp potrebbe anche essere genuino ed innocente, e non nascondere la volontà di danneggiare nessuno con il proprio comportamento. In tanti casi, invece, questi gruppi nascono anche allo scopo di creare delle “fazioni” in modo da poter sostenere una determinata idea all’interno della successiva riunione, o schierandosi contro un condomino moroso o fastidioso. Al pari di quanto accade con la creazione dei gruppi di genitori su WhatsApp, anche quelli di condomini, quindi, possono nascere in principio per esigenze pratiche, ma poi diventare quasi uno strumento di potere, che potrebbe facilmente sfuggire di mano a chi cerchi di abusare della tecnologia per fare i propri interessi. Se la...

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Assemblea condominiale a distanza, sono valide?

Assemblea condominiale a distanza, sono valide?

L’ assemblea condominiale rappresenta l’organo deliberante che detiene i maggiori poteri per decidere sulla vita del condominio. Cosa succede quando non può essere presente? La soluzione è data dalla tecnologia che con Skype permette di tenere assemblee condominiali a distanza. Scopriamo come vengono effettuate e se sono valide. L’ assemblea condominiale a distanza si rivela utile quando non si può partecipare fisicamente L’ assemblea condominiale è un organo grazie al quale il condominio, prende le decisioni relative ai beni comuni. E’ convocata dall’amministratore di condominio Milano, tramite un atto scritto che deve riportare le questioni che dovranno essere trattate nel corso dell’assemblea, ma anche il luogo, la data e l’ora dove deve avvenire. Affinché la discussione possa avere luogo l’assemblea deve essere composta da un numero minimo di condomini, altrimenti non ha validità. Ma cosa succede se alcuni condomini sono impossibilitati a raggiungere il luogo dove tenersi l’assemblea, per qualsiasi ragione, che può essere dovuta alla mancanza di tempo, o alle condizioni meteo sfavorevoli? In questo caso si può ricorrere all’ assemblea condominiale a distanza, effettuata in videoconferenza tramite un collegamento via Skype da casa o con qualsiasi altro programma del computer che consenta ai condomini di essere presente in via telematica. Infatti, utilizzando lo schermo del pc e un semplice altoparlante è possibile sentire tutto ciò che i condomini dicono durante l’assemblea ed è altresì possibile intervenire per dire la propria e anche per esprime il proprio voto in merito a qualunque decisione, manifestare consenso o dissenso. Nessuna norma giuridica regola le assemblee condominiali a distanza Sono tanti i dubbi che sorgono sulla validità delle assemblee condominiali a distanza, quindi è bene fare chiarezza. Prima di tutto, è doveroso sottolineare che non esiste alcuna norma di legge che prevede la partecipazione all’assemblea di condominio in videoconferenza. Questa forma di riunione a distanza non è infatti prevista da codice civile e non è mai stata oggetto di discussione in alcuna aula di tribunale. Infatti, esiste purtroppo una sorta di vuoto, detta lacuna legislativa, che non esprime da parte del legislatore in merito alla possibilità di fare una riunione in videoconferenza. Quindi, visto che non esiste alcun parere che giudichi a favore o contro questa possibilità, la questione della partecipazione all’assemblea condominiale a...

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Festività natalizie

Festività natalizie

Un augurio Un altro anno è passato! Lo stress condominiale è sicuramente stato uno dei protagonisti di questo 2017, ma in un modo o nell’altro ogni situazione è stata risolta con grande dedizione! È per questo che ci teniamo a ringraziare tutti i nostri clienti per aver trascorso questo anno insieme, confidando che la serenità possa sempre ritrovarsi viva nei nostri condomini, con il nostro aiuto, quanto più possibile. Il nostro buon proposito per il 2018? Darci sempre più da fare per innovare e poter fornire un servizio sempre migliore, sempre più completo e adatto a ogni tipo di necessità di voi tutti, anche a chi vorrà essere nostro futuro cliente. Una presenza costante, una migliore attenzione, cura, e importanza da dare a ogni singola problematica saranno il nostro motto per altri 12 mesi fatti di determinazione eh, sì, anche coraggio! Con la stessa determinazione auguriamo che tutti i vostri buoni propositi e, soprattutto, sogni, possano avverarsi, proprio come i nostri! Serene Feste a tutti! Lo studio rimarrà chiuso per festività natalizie  dal giorno 27/12 al 29/12/17. Dal 01/01/2018 cambiano i nostri indirizzi email che si distinguono in: [email protected] per aspetti amministrativi, contabili, informazioni ecc.  [email protected] per richieste di interventi, segnalazione guasti,...

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Modifica dell’ascensore, il condomino può allungarne il percorso?

Modifica dell’ascensore, il condomino può allungarne il percorso?

Una modifica dell’ascensore che consenta di allungarne il percorso può essere effettuata da un singolo condomino, magari per consentire di far arrivare l’ascensore sino al suo piano? In merito a questa questione è intervenuta la Corte d’Appello di Milano, sezione III, con la sentenza 2145 del 2017. Infatti, questo tipo di fattispecie è sicuramente stata esaminata per molti altri casi, anche se sarà sicuramente meno frequente rispetto a quella della semplice ripartizione delle spese per la realizzazione o il rifacimento dell’ascensore stesso. Il condomino che voglia “allungare” l’ascensore In particolare, la Corte si è occupata di un caso nel quale un condomino voleva, a sue spese, allungare il percorso dell’ascensore in modo che questo arrivasse anche dal quarto al quinto piano. In molti palazzi, infatti, l’ultimo piano è spesso sprovvisto di ascensore perché ospitava, un tempo, soffitte e mansarde oggi ristrutturate. A livello sintetico, per i giudici questo caso dovrà essere trattato come una fattispecie di uso della cosa comune, e non come una vera e propria innovazione. Il condomino aveva proposto questa possibilità in assemblea, ma la stessa aveva deliberato con una risposta negativa. La delibera era stata impugnata dal condomino che era già ricorso al giudice di primo grado, che gli aveva dato ragione. Tuttavia, l’assemblea ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado arrivando sino alla Corte d’Appello che ha, comunque, riconfermato quanto indicato dal giudice di primo grado. Infatti, le motivazioni che sono state aggiunte alla decisione di appello sono riferibili non solo all’interesse della parte singola, ma anche a quello di tutto il resto del palazzo. Le motivazioni della decisione La Corte d’Appello ha deciso positivamente rispetto alla richiesta del singolo condomino, confermando le indicazioni del giudice di primo grado, poiché, ha specificato, l’intervento che il soggetto avrebbe potuto realizzare, seppur presente a livello delle parti comuni, non sarebbe andato ad alterare quello che era l’utilizzo, e anche la destinazione, delle parti stesse. Quindi, il fatto di inserire un prolungamento dell’ascensore e di eseguire dei lavori per fare questo intervento, non avrebbe non solo danneggiato gli altri condomini, ma avrebbe anche consentito che questi continuassero ad utilizzare le parti comuni del palazzo sempre nello stesso modo. Inoltre, avrebbe anche consentito di aumentare il...

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Accordi dell’ amministratore, le autorizzazioni necessarie

Accordi dell’ amministratore, le autorizzazioni necessarie

Le liti all’interno del condominio sono all’ordine del giorno, e spesso queste devono vedere l’intervento dell’ amministratore, in grado non solo di riappacificare gli animi, ma anche di agire nel momento in cui sia necessaria una vera e propria transazione. Nel nostro lavoro ci occupiamo spesso anche di controversie, le quali possono portare ad avere rapporti tesi in ogni tipo di sistemazione condominiale e che possono comportare la necessità, per un amministratore, di intervenire in modo incisivo. Sicuramente le fattispecie che si possono verificare sono molte, ma una di queste è stata di recente esaminata anche dalla giurisprudenza, che ha consentito di fare chiarezza in merito soprattutto agli interventi dell’amministratore di condominio che riguardino le transazioni economiche e gli accordi. L’ amministratore e il suo intervento Il caso che si vuole esaminare nel dettaglio riguarda quelle situazioni nelle quali l’ amministratore di condominio debba diventare una delle parti, e anche portavoce, all’interno di una causa vera e propria. Spesso, infatti, le liti condominiali finiscono in tribunale, e i condomini potrebbero voler essere rappresentati proprio davanti al giudice, magari per raggiungere un punto di unione e una conciliazione. L’amministratore di condominio, in molti di questi casi, si occupa di contattare non solo l’avvocato che rappresenti i propri assistiti, ma anche quello della controparte. E in molte situazioni può diventare direttamente il soggetto che tratta con i legali dell’altra parte coinvolta nella lite. Ad esempio, l’ amministratore potrebbe cercare di prendere accordi con i legali della controparte e potrebbe anche proporre delle soluzioni grazie alle quali raggiungere un compromesso e arrivare ad una riconciliazione. Esempi classici sono i casi nei quali un condomino sia moroso da tempo e gli altri abbiano deciso di ricorrere al giudice per concludere la lite in modo definitivo. In questa fattispecie ci si potrebbe chiedere se l’amministratore, per poter agire in nome e per conto del condominio, debba previamente farsi autorizzare dall’assemblea, quale organo rappresentativo di tutti coloro che abitino all’interno dello stabile. I poteri dell’ amministratore In generale l’amministratore di condominio è obbligato ad agire in favore dei propri condomini, ad esempio andando a redarguire i soggetti morosi. Tuttavia, nel momento in cui sia necessario capire quale sia la soluzione migliore, ad esempio nel caso...

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