Scritto da tiziana

È legale staccare l’acqua in caso di morosità?

È legale staccare l’acqua in caso di morosità?

La fornitura dell’acqua potabile può essere sospesa in due casi: quando non si paga la bolletta al fornitore, se l’utenza è individuale o quando non si paga il condominio, in caso di impianto centralizzato. La seconda ipotesi è stata contestata da alcuni tribunali in ragione del fatto che l’acqua sarebbe un bene indispensabile (senza l’energia elettrica si può vivere, ma senza l’acqua non è possibile), quindi anche in caso di morosità non potrebbe essere mai interrotta. L‘ipotesi di interrompere la fornitura idrica al condomino moroso tuttavia sta prendendo sempre più piede. Non sono pochi gli amministratori di condominio che procedono alla chiusura dei tubi di collegamento con l’appartamento di chi non paga le quote mensili condominiali. Il Codice Civile, infatti, consente all’amministratore di sospendere i cosiddetti “servizi condominiali suscettibili di godimento separato”, cioè di quei servizi per i quali è possibile prevedere l’erogazione solo ad alcuni condomini e non ad altri (es. l’accesso alla piscina condominiale, al deposito delle bici, ecc.) La sospensione della fornitura dell’acqua potabile, tuttavia, è legittima solo se la morosità si protrae da oltre 6 mesi alla chiusura dell’esercizio in cui la mora è emersa oppure dal giorno dell’approvazione in sede assembleare del rendiconto-consuntivo relativo all’esercizio appena chiuso. Per evitare di subire azioni di responsabilità, gli amministratori, prima di procedere al distacco della fornitura idrica per morosità condominiale, tendono a farsi prima autorizzare dal tribunale presentando un ricorso d’urgenza. In questo modo si ottiene un’ordinanza con cui viene consentito di interrompere il...

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Multe per errata raccolta differenziata, chi paga?

Multe per errata raccolta differenziata, chi paga?

Dietro il mancato rispetto delle regole della raccolta differenziata dei rifiuti non sempre c’è la malafede, a volte, infatti, basta un semplice sbaglio, una mancanza di attenzione per procurarci qualche guaio amministrativo, come una bella multa… Sappiate che un semplice errore o una svista può costare dai 25 e i 620 euro di sanzione, secondo la gravità della violazione. La multa va dai 25 ai 155 euro per chi utilizza i contenitori per depositare materiali diversi da quelli indicati dal gestore della raccolta e per chi getta i sacchetti della spazzatura in orari diversi da quelli indicati dal Comune. La multa va dai 100 ai 620 per chi non deposita il cartone così come previsto da chi gestisce la raccolta. Gli scatoli di cartone vanno aperti, piegati e legati. Poi chiaramente c’è anche chi agisce in malafede, pensando di fare il furbo… ad esempio rovistando nella spazzatura degli altri, spostando i cassonetti, lasciando i sacchetti all’esterno dei contenitori o depositando rifiuti combusti, rifiuti pericolosi o ingombranti nei pressi dei bidoni diversi rispetto a quelli indicati dal comune. Anche in questi casi sono previste sanzioni salate. Ma cosa succede se uno o più condomini non eseguono correttamente la differenziazione dei rifiuti? In sostanza, tutti pagano per lo sbaglio di uno solo, sebbene l’ente condominio non sia tenuto a vigilare su quello che i singoli condomini ripongono all’interno dei bidoni per la raccolta differenziata. L’amministratore, quindi, è tenuto a dividere l’importo della sanzione tra tutti i condomini sulla base dei millesimi di proprietà. Nel caso invece che venga identificato il trasgressore, l’amministratore anziché frazionare la somma della multa tra tutti i condomini, la farà pagare al singolo condomino colpevole. Se si commette un errore nel fare la raccolta differenziata e si prende un multa si può presentare ricorso. La multa, infatti, è valida solo se l’autorità riesce ad accertare e individuare chi ha commesso l’illecito senza margini di dubbi. In caso di un sacchetto della spazzatura, dunque, è davvero difficile dimostrare il...

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Sistema di allarme in condomino e videosorveglianza comune per difendersi dai furti

Sistema di allarme in condomino e videosorveglianza comune per difendersi dai furti

Il problema della sicurezza è all’ordine del giorno e con l’approssimarsi delle vacanze estive ritorna alla ribalta il pericolo dei furti in casa. Talvolta può succedere che la necessità di installare un impianto di allarme sia comune a più condomini. in questo caso si può provvedere all’installazione di un sistema di antifurto collegato alla portineria. Tale installazione può essere di due tipi: gravosa o migliorativa. Viene considerata gravosa quando comporta la modifica di parti comuni ì, come le finestre o il portone di ingresso. In questo caso, i condomini che non vogliono trarre vantaggio dall’allarme sono esonerati da qualunque contributo nella spesa (articolo 1121 C.C.). tuttavia, qualora non sia possibile usare separatamente l’impianto, l’installazione non sarà consentita a meno che la maggioranza dei condomini che l’ha deliberata non si faccia carico dell’intera spesa. Quando l’innovazione è migliorativa, cioè che mira appunto al miglioramento delle parti del condominio, essa può essere liberamente disposta dai partecipanti, purché ricevano in assemblea un numero di voti favorevoli che rappresenti la maggioranza dei partecipanti e almeno i due terzi del valore dell’edificio. Se si decide di dotare l’allarme comune di un sistema di videosorveglianza per il controllo delle aree condominiali, è necessaria la delibera da parte della maggioranza dei partecipanti all’assemblea, che rappresentino almeno la metà dei millesimi. Una volta deliberata l’installazione, le modalità e l’acquisizione delle riprese degli spazi comuni dovranno rispettare le indicazioni dettate dal Codice della Privacy e dal provvedimento generale del Garante in tema di videosorveglianza. Gli obblighi da rispettare, in tal caso, sono i seguenti: Segnalazione della presenza dell’impianto di videosorveglianza con appositi cartelli; Conservazione delle registrazioni per un periodo di tempo non superiore alle 24-48 ore (salvo necessità di tempi ulteriori, previa richiesta al Garante); Ripresa esclusiva delle aree comuni (accessi, garage, ecc.), evitando, possibilmente i luoghi circostanti e i particolari che non risultino rilevanti (strade, esercizi commerciali, altri edifici, ecc.); Protezione dei dati raccolti con idonee e preventive misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento dei...

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Ecobonus 2018 e Bonus verde, tutte le novità

Ecobonus 2018 e Bonus verde, tutte le novità

La nuova legge di stabilità ha prorogato l’ecobonus applicato ai condomini. Si tratta di un’agevolazione fiscale prevista per chi sostiene spese per interventi di riqualificazione energetica nella propria casa e nelle parti comuni degli edifici condominiali. Ecobonus 2018, le spese detraibili Tra le spese agevolabili rientrano quindi quelle sostenute per ridurre il fabbisogno energetico per il riscaldamento, per migliorare e mantenere il calore all’interno dell’edificio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e l’installazione di pannelli solari. La detrazione prevista dell’Ecobonus per questo tipo di interventi è al 65% e resterà attiva fino al 2021. A partire dal 2018, invece, la percentuale di spesa da portare in detrazione scenderà al 50% per gli interventi che riguardano l’acquisto di schermature solari, la sostituzione degli infissi, l’acquisto di caldaie a condensazione e di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Nell’Ecobonus sono ammesse anche le spese per eseguire gli interventi di riqualificazione energetica, come ad esempio i costi per eventuali lavori di deviazione e allacciamenti, le prestazioni professionali per la redazione della certificazione energetica, i costi per l’installazione dei pannelli solari e delle opere murarie. La detrazione Ecobonus del 65% spetta a tutti i privati residenti e non e ai titolari di impresa (con Partita IVA), che possiedono l’immobile oggetto di interventi di riqualificazione energetica. Inoltre, l’agevolazione può essere fruita anche dai familiari conviventi del soggetto che detiene o possiede l’immobile oggetto dell’efficientamento energetico. Resta attiva fino al 2021 anche la detrazione maggiorata del 70% se riguarda però una quota consistente dell’involucro edilizio (non inferiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio stesso). Si può arrivare anche a detrarre fino al 75% delle spese, come nel caso di interventi sulle parti comuni per migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva. Per le detrazioni del 70% e del 75% il tetto di spesa massimo è di 40mila euro moltiplicati per il numero di appartamenti che compongono il condominio interessato dai lavori di riqualificazione energetica. L’agevolazione è prevista anche per edifici di proprietà di istituti autonomi per le case popolari e adibiti ad edilizia residenziale pubblica. Spetterà poi a un tecnico abilitato verificare la sussistenza dei requisiti di acceso all’agevolazione fiscale da parte dei condomini, che dovrà redigere un attestato di prestazione energetica....

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Condominio, quando il vicino di casa fa i dispetti

Condominio, quando il vicino di casa fa i dispetti

I dispetti tra vicini sono piuttosto frequenti nel condominio e spesso rappresentano una prosecuzione delle liti in assemblea. La realtà condominiale, infatti, è un terreno piuttosto fertile per la nascita di dissidi, ma non sempre tollerabili. Quando il comportamento dispettoso diventa insistente o addirittura persecutorio può scattare la condanna penale. Secondo una recente sentenza della Cassazione (n.31622 del 17 luglio 2014) chi disturba il vicino incorre nel reato di molestie solo quando la molestia è petulante, ripetuta nel tempo e non si esaurisce in episodi isolati. Ne consegue che gli atteggiamenti dispettosi, anche se spiacevoli per la vittima, debbano avvenire con una certa costanza e abitualità per essere penalmente perseguibili. In alcuni casi i dispetti possono rientrare nel reato di stalking (es. telefonate mute, appostamenti nell’androne del palazzo del condominio, rumori molesti che si protraggono per settimane, ecc.). La Corte di Cassazione Penale, con la sentenza n. 26878 del 30 giugno 2016 ha stabilito che: “Integra il reato di stalking la molestia ripetuta nei confronti dei condomini di un edificio in modo da produrre in essi uno stato d’ansia. Ne consegue che vi è l’esistenza del cosiddetto stalking condominiale ogni qual volta un vicino di casa molestia un altro vicino, o altri vicini, con una serie di azioni volte a: ingenerare in loro un fondato timore per l’incolumità propria o di un familiare; costringere la vittima a cambiare le proprie abitudini”. Prima di fare la denuncia è sempre bene rivolgersi all’Amministratore di Condominio, che è comunque tenuto a interrompere gli atti illeciti fungendo da mediatore tra i proprietari dello stesso immobile. Qualora venga accertato lo stalking condominiale, il magistrato diffiderà il vicino di casa determinandone l’allontanamento dal condominio. In tal caso l’amministratore predisporrà una comunicazione ufficiale per informare tutti i condomini sulla conclusione del...

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Barriere architettoniche in condominio

Barriere architettoniche in condominio

Le barriere architettoniche presenti nel condominio riguardano spesso l’installazione dell’ascensore o la realizzazione di una rampa per disabili per l’accesso all’edifico o al piano, all’ascensore o al garage. Per gli edifici pubblici come comuni, biblioteche, ecc., l’eliminazione delle barriere architettoniche è diventata obbligatoria per legge, ma per gli immobili privati come i condomini il discorso è differente. Abbattimento delle barriere architettoniche Va subito precisato che il disabile che voglia far installare un ascensore o effettuare qualsiasi opera volta all’abbattimento delle barriere architettoniche non può obbligare il condominio ad affrontare tali lavori, ma è necessario il consenso degli altri proprietari. Dal 2012, infatti, con la legge n. 220 11 dicembre 2012 (“Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”), raggiungere la maggioranza del quorum assembleare è diventato meno semplice. Il legislatore, infatti, ha ritenuto opportuno aumentare il quorum richiedendo, sia in prima che in seconda convocazione, il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio. Solo in questo modo le spese possono essere ripartite tra tutti i proprietari (secondo i millesimi). La precedente legge sul superamento delle barriere architettoniche (n. 13 9 gennaio 1989), invece, prevedeva l’approvazione da parte di un terzo dei partecipanti all’assemblea condominiale e un terzo del valore millesimale. La nuova legge, dunque, rappresenta un passo indietro rispetto al passato, che prevedeva importanti agevolazioni per gli inquilini disabili. Oggi, se l’assemblea non delibera l’innovazione, seppure di indubbia utilità, il portatore di handicap deve accollarsi tutte le spese. In caso di dubbio è sempre preferibile rivolgersi al proprio Amministratore di Condominio a...

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